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GIORNALE DI SICILIA CRONACA DI PALERMO
 
Mercoledì 11 gennaio 2006 pagina 27
Personale senza stipendio, si ferma il trasporto, niente riscaldamenti, logopedisti insufficienti. La Regione: "Dobbiamo verificare se le spese dichiarate sono effettive"
Attività ridotte all'Istituto sordomuti
Un commissario per controllare i conti
(als) Istituto statale per sordomuti di via Cavour in difficoltà: le mamme dei circa cento ragazzi che lo frequentano sono sul piede di guerra e minacciano di occuparlo.  Il personale non riceve lo stipendio, mancano le strutture, non ci sono telefoni, si è fermato anche il servizio di trasporto.  Insomma, mancano i fondi.  La Regione ha nominato un commissario ad acta, Pietro Sciortino, per esaminare i conti dell'istituto.

Una crisi profonda. "Non funziona niente in questo istituto", grida Angela Barrale, che ha avvertito della protesta il Giornale di Sicilia. "I diritti dei nostri figli che vivono questo handicap sono quotidianamente calpestati", aggiunge, La signora è mamma di due ragazzi di 19 e 22 anni e nell'ultimo decennio ha visto peggiorare i servizi che l'ente offre ai suoi ospiti. "Dicono che non ci sono più soldi - protesta - e la situazione è ormai insostenibile: siamo senza riscaldamento, il trasporto per i ragazzi è stato sospeso, le attività psicomotorie e di recupero bloccate e la linea telefonica disattivata.  Per qualsiasi comunicazione dobbiamo avvalerci dei cellulari.  Siamo al limite della disperazione".  Le fa eco Giuseppa Caponetto, madre di due ragazzi sordomuti di 22 e 18 anni.  La sua voce è rotta dal pianto ed i figli cercano inutilmente di rincuorarla.  "Ho sperato in un miglioramento della condizione dei ragazzi - commenta - ma ormai sono rassegnata.  Siamo costretti ad accompagnare i nostri figli ogni giorno perché il servizio di trasporto è stato sospeso e per far fronte all'emergenza gli autisti hanno messo a disposizione i loro mezzi".

"I fornitori di carburante, tra l'altro, non vogliono più farci credito", spiega dal canto suo Maurizio Tarallo, direttore generale dell'istituto dall'aprile 2005.   "Ho fatto presente la situazione al Consiglio a'amministrazione - aggiunge - ma senza ricevere risposte".

Di fronte all'emergenza, non c'è altra strada che la solidarietà.  Ci sono insegnanti che portano da casa le stufe e cìè chi fornisce il materiale di cancelleria per la segreteria.  Ma sino a quando si potrà continuare così? Maria Luisa Corrao è l'insegnante logopedista e minaccia di seguire la sua collega, che si è già licenziata pochi giorni fa perché, come tutti i dipendenti - una sessantina in tutto - non riceve lo stipendio dallo scorso ottobre.  "Restiamo in due - afferma la docente - ma dovremmo essere almeno cinque".

Katiuscita Filangeri, assistente sociale, parla di "situazione da terzo mondo" mentre Fabrizio Paterna, docente di informatica, deve fare i conti "con tre computer dell'anteguerra che dovrebbero essere dieci e nuovi.  Ma il piano di risorse strumentali e umane presentato dal corpo docente non è stato nemmeno preso in considerazione dal Consiglio d'amministrazione".

Uno dei tre esponenti del Consiglio d'amministrazione, Ciro Sucato, raggiunto al telefono, chiama in causa la Regione: "Abbiamo più volte chiesto, ma invano, all'assessorato regionale alla Pubblica istruzione il pagamento di quanto dovuto, un milione di euro circa".  A rispondere è il direttore regionale della Pubblica istruzione, Patrizia Monterosso: "L'assessorato ha erogato le somme sulla base del bilancio preventivo e consuntivo presentato dall'ente.  Il commissario ad acta adesso valuterà se le spese dichiarate corrispondono a quelle effettivamente sostenute.  La decisione è stata presa dopo che l'assessorato al Bilancio ha rilevato delle lacune nel documento contabile dell'ente.  I soldi ci sono, saranno sbloccati se i conti saranno a posto".

 Alfonso Lo Sardo               

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