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(als) Istituto statale per sordomuti di via Cavour in
difficoltà: le mamme dei circa cento ragazzi che lo frequentano sono
sul piede di guerra e minacciano di occuparlo. Il personale
non riceve lo stipendio, mancano le strutture, non ci sono telefoni,
si è fermato anche il servizio di trasporto. Insomma, mancano
i fondi. La Regione ha nominato un commissario ad acta, Pietro
Sciortino, per esaminare i conti dell'istituto.
Una crisi profonda. "Non funziona niente in questo
istituto", grida Angela Barrale, che ha avvertito della protesta il
Giornale di Sicilia. "I diritti dei nostri figli che vivono questo
handicap sono quotidianamente calpestati", aggiunge, La signora è
mamma di due ragazzi di 19 e 22 anni e nell'ultimo decennio ha visto
peggiorare i servizi che l'ente offre ai suoi ospiti. "Dicono che
non ci sono più soldi - protesta - e la situazione è ormai
insostenibile: siamo senza riscaldamento, il trasporto per i ragazzi
è stato sospeso, le attività psicomotorie e di recupero bloccate e
la linea telefonica disattivata. Per qualsiasi comunicazione
dobbiamo avvalerci dei cellulari. Siamo al limite della
disperazione". Le fa eco Giuseppa Caponetto, madre di due
ragazzi sordomuti di 22 e 18 anni. La sua voce è rotta dal
pianto ed i figli cercano inutilmente di rincuorarla. "Ho
sperato in un miglioramento della condizione dei ragazzi - commenta
- ma ormai sono rassegnata. Siamo costretti ad accompagnare i
nostri figli ogni giorno perché il servizio di trasporto è stato
sospeso e per far fronte all'emergenza gli autisti hanno messo a
disposizione i loro mezzi".
"I fornitori di carburante, tra l'altro, non
vogliono più farci credito", spiega dal canto suo Maurizio Tarallo,
direttore generale dell'istituto dall'aprile 2005. "Ho
fatto presente la situazione al Consiglio a'amministrazione -
aggiunge - ma senza ricevere risposte".
Di fronte all'emergenza, non c'è altra strada che
la solidarietà. Ci sono insegnanti che portano da casa le
stufe e cìè chi fornisce il materiale di cancelleria per la
segreteria. Ma sino a quando si potrà continuare così? Maria
Luisa Corrao è l'insegnante logopedista e minaccia di seguire la sua
collega, che si è già licenziata pochi giorni fa perché, come tutti
i dipendenti - una sessantina in tutto - non riceve lo stipendio
dallo scorso ottobre. "Restiamo in due - afferma la docente -
ma dovremmo essere almeno cinque".
Katiuscita Filangeri, assistente sociale, parla di
"situazione da terzo mondo" mentre Fabrizio Paterna, docente di
informatica, deve fare i conti "con tre computer dell'anteguerra che
dovrebbero essere dieci e nuovi. Ma il piano di risorse
strumentali e umane presentato dal corpo docente non è stato nemmeno
preso in considerazione dal Consiglio d'amministrazione".
Uno dei tre esponenti del Consiglio
d'amministrazione, Ciro Sucato, raggiunto al telefono, chiama in
causa la Regione: "Abbiamo più volte chiesto, ma invano,
all'assessorato regionale alla Pubblica istruzione il pagamento di
quanto dovuto, un milione di euro circa". A rispondere è il
direttore regionale della Pubblica istruzione, Patrizia Monterosso:
"L'assessorato ha erogato le somme sulla base del bilancio
preventivo e consuntivo presentato dall'ente. Il commissario
ad acta adesso valuterà se le spese dichiarate corrispondono a
quelle effettivamente sostenute. La decisione è stata presa
dopo che l'assessorato al Bilancio ha rilevato delle lacune nel
documento contabile dell'ente. I soldi ci sono, saranno
sbloccati se i conti saranno a posto".
Alfonso Lo Sardo
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