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Il ragazzo sordo nella scuola
superiore:
- Integrazione e competenza
linguistica.
Tuttavia, bisogna essere
consapevoli che ad una legislazione italiana molto valida, ci
risulta che l’integrazione dei sordi nelle scuole secondarie di
secondo grado presenta non alcune difficoltà e anche nelle scuole
medie inferiori e nelle scuole elementari.
Possiamo enunciarne alcune a
livello dell’apparato statale, istituzionale e ASL.
Una presenza di insegnanti di
sostegno senza una preparazione specifica per i sordi, sia a livello
di insegnamento delle materie scolastiche sia a livello psicologico
e sociale. difficoltà connesse al deficit uditivo.
Ci siamo sentiti in dovere di
sottolineare questi aspetti negativi, poiché noi pensiamo in base ad
anni di esperienze acquisite a soluzioni immediatamente realizzabili
come ad esempio una diversa organizzazione scolastica e l’adozione
di strategie didattiche più mirate sul deficit uditivo.
Nell’ambito dell’organizzazione si
prendono come soluzioni ottimali:
L’inserimento di più sordi nella
stessa classe con udenti al fine di rafforzare l’identità del gruppo
dei sordi all’interno della classe di udenti.
La valorizzazione della
comunicazione visiva immagini, grafici, scaletta degli argomenti
alla lavagna durante le spiegazioni; l’opportunità di proporre
verifiche scritte che costituiscono una alternativa
all’interrogazione orale.
Questa soluzione rafforza sempre
di più la necessità della riduzione dei programmi e la
semplificazione degli argomenti, L’apprendimento della lingua dei
segni e dei computer da parte dei docenti, cioè a dire una
specializzazione di tipo monovalente.
Abbiamo riscontrato nella nostra
ricerca che ci sono molti insegnanti udenti laureati che hanno
appreso la lingua dei segni. Ci auguriamo che l’esempio venga
seguito.
Ci permettiamo di aggiungere che
il problema scolastico, psicologico e sociale esiste già con la
nascita di un bambino sordo di genitori udenti.
Il bambino sordo ha solo un
deficit uditivo e non può apprendere la lingua materna (quella
parlata nell’ambiente in cui vive) e non può acquisire
spontaneamente la lingua dei segni perché l’ambiente in cui vive non
lo usa.
Ecco per cui bisogna intervenire
sin dal momento della diagnosi della sordità del bambino, per dare
un sostegno specifico.
Tuttavia, non bisogna incorrere
nell’errore che deficit uditivo o minorazione uditiva si associ a
ritardo mentale.
Un altro aspetto fondamentale è
quello della comunicazione.
Esiste il sistema bimodale usato
dai sordi, i quali usano contemporaneamente la lingua parla e i
segni, e quello bilingue, in questo caso il sordo usa la lingua
parlata con gli udenti che la lingua dei segni con i sordi.
In base a questi risultati diciamo
che il termine sordomuto espresso dalla legge non è esatto alla luce
di questi eccellenti effetti.
Quindi siamo d’accordo sul termine
sordo ma non muto.
Anche nei paesi anglosassoni il
termine deaf e dumb cioè sordomuto è stato sostituito da deaf
(sordo).
Per quanto attiene alla scelta dei
due sistemi di comunicazione, non spetta a noi di suggerire ai
genitori udenti quali dei due sistemi debbono scegliere, anche se
bisogna sottolineare che quasi tutti i paesi occidentali e non,
adottano soprattutto il sistema bilingue.
Avremo modo in articoli successivi
di dare ulteriori informazioni ai sordi e agli udenti di tutte le
problematiche di loro interesse immediato e mediato.
Dott. Mangano Giuseppe
La Rinascita |