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Le teorie sul linguaggio e
quelle sulla comunicazione hanno percorso da sempre strade parallele
e spesso sovrapponibili. Infatti, per esempio, un bambino che non
parla è considerato un bambino che non comunica. Questa
interpretazione nasconde due errori: infatti, in questo modo si
considera il linguaggio come strumento che deve essere usato
esclusivamente per comunicare; ed inoltre sembra che la
comunicazione avvenga solo tramite il linguaggio. In realtà, si
comunica anche senza esprimere verbalmente idee e parole; lo
dimostrano i bambini in fase prelinguistica, così come lo dimostrano
gli adulti quando si servono di metodi non verbali per trasmettere
informazioni.
Può sembrare
strano, ma spesso la comunicazione e il contatto con gli altri, può
essere per un sordo – cieco fattore, non solo di piacere, ma anche
di angoscia. Il sordo – cieco prova angoscia, quando familiari,
amici o semplici conoscenti, si allontanano da lui a causa della
difficoltà nel comunicargli qualcosa. Proverà piacere, invece quando
troverà una persona che manifesterà interesse a comunicare con lui,
e che ogni giorno si sforzerà di imparare sempre meglio il sistema
di comunicazione da lui adottato.
Generalmente
per comunicazione, si intende la trasmissione di informazioni
mediante simboli. Il linguaggio è considerato il mezzo di
comunicazione tipicamente umano, il quale si avvale di simboli
convenzionali verbali, mimici, gestuali e grafici. Il linguaggio
verbale è quindi solo uno dei mezzi di comunicazione di cui gli
uomini possono servirsi. In riferimento ai sordo – ciechi si parla
spesso di comunicazione o linguaggio funzionale; si indica
cioè la necessità di un linguaggio che abbia una funzione utile, e
che cioè consenta al soggetto sordo – cieco di capire e di farsi
capire dalle altre persone. Si può definire funzionale un sistema
comunicativo che permette di comunicare con diverse persone,
esprimendo contenuti comprensibili a tutti.
Per scegliere
la modalità comunicativa più adatta alle capacità di una persona
sordo – cieca, bisogna considerare tre criteri fondamentali:
- le capacità motorie,
sensoriali ed intellettive del soggetto;
- il grado di acquisizione
della componente ricettiva del linguaggio (cioè la capacità di
comprendere il linguaggio altrui), e di quella espressiva (cioè
la capacità del sordo – cieco di utilizzare un codice
comunicativo per esprimere concetti ed idee);
- la possibilità di
acquisizione di altre modalità alternative a quella verbale o
integrative della stessa.
Diversi sono
i sistemi di comunicazione utilizzati dai sordo – ciechi, proprio
perché diverse sono le loro esigenze e capacità, diverse sono le
cause della loro disabilità e diverso è il momento in cui si è
manifestato il deficit visivo e uditivo. Distinguiamo tra:
- comunicazione
gestuale o dattilologia
:
create appositamente per i sordomuti, queste modalità
comunicative non sono di facile applicazione con soggetti
affetti da pluriminorazioni, come i sordo – ciechi. Infatti per
esprimersi tramite gesti codificati è necessaria una buona
abilità manuale e un buon coordinamento fine - motorio. Se
quindi un soggetto, già minorato sensorialmente, ha problemi
fisici come difficoltà neurologiche di controllo muscolare, non
è consigliabile utilizzare una modalità comunicativa incentrata
sui gesti. Se invece il sordo – cieco, non è affetto da altri
handicap, è possibile insegnargli un linguaggio gestuale. I
gesti che dovrà apprendere, dovranno essere facili e funzionali,
cioè facilmente utilizzabili, nel contesto in cui vive. Anche se
la persona sordo – cieca non ha alcun residuo visivo e quindi
non può vedere il gesto prodotto dall’interlocutore, può
facilmente comprendere quello che gli si vuole comunicare;
infatti l’interlocutore mettendosi dietro di lui potrà guidare
le sue mani riuscendo così a fargli comprendere il gesto
desiderato, e quindi l’azione sottostante;
- comunicazione
pittografica
:
si avvale di cartellini disegnati, che rappresentano un oggetto,
un’azione o una situazione rilevante. I disegni possono
rappresentare oggetti di uso comune, come giocattoli, vestiti o
cibi; immagini di attività, come mangiare, andare in bagno o
lavarsi le mani; o luoghi conosciuti dalla persona sordo –
cieca;
- comunicazione
oggettuale
:
si avvale dell’uso di oggetti bidimensionali e tridimensionali
in miniatura, che rappresentano oggetti reali e di uso
quotidiano o vere e proprie azioni;
- metodo Malossi
:
con la sua rappresentazione grafica, si riporta una mano sulle
cui dita sono impresse le lettere dell’alfabeto. In questo modo,
la mano del sordo – cieco è considerata come una macchina da
scrivere, dove in ogni singola parte sono localizzate le lettere
dell'alfabeto e i numeri.
Relazionandomi con una persona sordo – cieca ho potuto realmente
comprendere questo sistema di comunicazione funzionale. Nonostante
la sua doppia minorazione abbiamo comunicato in maniera funzionale
cioè comprensibile ad entrambi.
Probabilmente
prima di conoscere questa persona sordo - cieca la mia idea, si
basava soltanto sui concetti di fragilità e debolezza. Con il tempo
e con il contatto giornaliero con essa, mi sono resa conto che
fragilità e debolezza non danno una descrizione reale della stessa.
In realtà la forza, la grinta e un forte desiderio di relazionarsi
con il mondo, sono gli elementi caratteristici delle persone
minorate.
Prima di
concludere, ritengo indispensabile fare una precisazione in merito
alla situazione dei sordo – ciechi in Sicilia.
I sordo -
ciechi siciliani sono nell’isolamento. I motivi possono essere
svariati: ignoranza dei familiari, mancanza di strutture
specializzate nella regione Sicilia, scarsa conoscenza e
sensibilizzazione sulle problematiche relative alla sordo – cecità,
mancanza di corsi di formazione rivolti ad insegnanti di sostegno ed
educatori, circa l’attuazione del trattamento educativo –
riabilitativo e i sistemi di comunicazione adottati dai soggetti
sordo – ciechi. Le persone sordo – cieche della Sicilia sono da anni
abbandonate e lasciate alle sole cure della famiglia, la quale non
può da sola farsi carico di tutti i loro bisogni. Pertanto è
indispensabile che gli enti pubblici e le organizzazioni private
esistenti, si attivino al fine di avviare anche nella nostra regione
un servizio adeguato alle esigenze dei pluriminorati sensoriali, con
lo scopo di migliorare la loro qualità della vita.
Ritengo con
questo editoriale di aver fornito valide informazioni sulla
minorazione sensoriale, ma soprattutto spero di aver suscitato un
grande interesse e una nuova e più approfondita voglia di sapere e
di agire riguardo il mondo dei minorati sensoriali.
Dott. Manuela Lo Monaco |